ROVEJA

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Pochi sanno cos’è la roveja. Eppure è un legume che cresceva in Italia. La roveja, anche detta rubiglio o corbello, affine al pisello e con sapore simile alla fava, tradizionalmente coltivato nelle Marche.

Molto probabilmente la roveja proveniva dal Medio Oriente: in Europa è conosciuta sin dalla preistoria, e insieme a lenticchia, orzo e farro, rappresentava la base dell’alimentazione umana nel neolitico. Sia i Greci che i Romani lo consideravano un legume prelibato.

La roveja fu coltivata per secoli sui terreni di alta quota dei Monti Sibillini dove faceva parte dell’alimentazione di base dei contadini. Quasi scomparsa dalle tavole, è stata recuperata grazie a un Presidio Slow Food. Simile a un piccolo pisello, di colore marrone scuro, rossiccio o verde scuro, la roveja è gustosa e nutriente ed è ottima nelle zuppe, su crostoni o per preparare la farrecchiata, sorta di polenta che si usa condire con le alici.

Questo tipo di pisello, oltre ad essere coltivato, cresceva e cresce tuttora, in modo spontaneo, nei prati e lungo le scarpate. Si seminava in primavera, si falciava a fine estate e, dopo qualche giorno di essiccazione, si trebbiava con una trebbia fissa, come per la lenticchia.
Sono notevoli le proprietà nutrizionali della roveja, con alto contenuto di proteine, pochi grassi e preziosi minerali come fosforo e potassio. La roveja contine anche vitamina B1.

La coltivazione della roveja è andata scomparendo perchè, come per la produzione di lenticchie a quote elevate e in aree impervie, anche nel caso della roveja la raccolta è molto faticosa e difficoltosa. I mezzi moderni sono perfetti per gli steli più bassi delle varietà di frumento selezionate negli ultimi decenni e non riescono a lavorare gli steli lunghi delle antiche varietà. Infatti la roveja è falciata a mano. Occorre lavorare chinati e ovviamente ci vuole molto tempo.

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